Home

>

Samniblog

>

I pericoli dell'AI: tra allucinazioni, deepfake e protezione del brand

11 Febbraio 2026

tags: #AI

I pericoli dell'AI: tra allucinazioni, deepfake e protezione del brand

Phishing
Le aziende di cybersecurity hanno sviluppato software di protezione per riconoscere minacce sempre più credibili, bloccando attacchi di phishing o scam. Ecco un esempio ravvicinato di come funzionano questi tool.

Se il mese scorso abbiamo esplorato le potenzialità dell'Intelligenza Artificiale, oggi ne valutiamo i rischi operativi.

I pericoli più concreti per un’azienda, ad oggi, riguardano soprattutto la vulnerabilità dei sistemi interni. Prendiamo in considerazione quanto successo recentemente al divulgatore tech Andrea Galeazzi, vittima di un attacco hacker sofisticato, supportato da un utilizzo avanzato di strumenti AI per phishing. Ogni azienda deve essere a conoscenza di questi rischi, e chi lavora all’interno di questo settore sa bene che informarsi è il primo passo per ritenersi al sicuro.


L’evoluzione del phishing e della difesa proattiva

Quello che è successo a Galeazzi dimostra fino a che punto oggi riconoscere il phishing sia diventato complicato. Grazie all'intelligenza artificiale, le truffe sono ora prive di errori e altamente personalizzate: sembrano vere proprio perché parlano al destinatario giusto. Ma come fanno gli hacker a sapere esattamente cosa scrivere, per risultare credibili? La risposta è semplice: usano l’intelligenza artificiale per analizzare accuratamente tutti i dati presenti in rete, al fine di creare un messaggio così dettagliato da sembrare assolutamente vero.

In queste situazioni, gli esperti di cybersecurity consigliano innanzitutto di essere cauti nel credere ai contenuti online e di scaricare software che potrebbero compromettere i propri dati e autorizzazioni. Per casi più specifici, si consiglia inoltre di scaricare soluzioni specifiche sviluppate dalle principali aziende di sicurezza, come AI Scam Protection di Norton, per esempio, che analizzano il linguaggio e l'intento dei messaggi, segnalando eventuali dubbi semantici che un controllo umano tende ad ignorare.


Allo stesso modo, per chi lavora con agenti AI personalizzati, entrano in gioco strumenti come l'AI Scanner di Trend Micro, progettati per esaminare vulnerabilità nascoste dentro i sistemi informatici.


Prompt Injection e Jailbreak: le vulnerabilità strutturali dei chatbot

Un altro rischio tecnico significativo è la Prompt Injection, una minaccia che si manifesta semplicemente quando un utente esterno rivolge indicazioni specifiche all’AI all’interno di una comune richiesta, al fine di confonderla e spingerla ad ignorare i propri protocolli di sicurezza. Questo, ad esempio, può comunemente accadere quando un hacker interagisce con l’assistente AI del sito web di un’azienda: con le giuste “istruzioni”, può convincere l’AI a rivelare informazioni sensibili e accedere al database aziendale.

Sebbene l’obiettivo finale sia spesso lo stesso, è necessario distinguere il Prompt Injection dalla tecnica del Jailbreaking. Se la prima consiste nell’inseire comandi malevoli “sotto mentite spoglie”, la seconda sfrutta la cosiddetta "ingegneria del prompt" per deviare il comportamento previsto dal software. Entrambe le tecniche mirano a spingere il modello a compiere azioni non autorizzate, come rivelare dati di accesso di un cliente o esporre informazioni riservate, ma il Jailbreaking agisce cercando bug strutturali che permettano di scavalcare filtri di controllo impostati in fase di programmazione. Tutto questo può avvenire mentre la chat sembra procedere normalmente, senza evidenti segnali di errore.


La pericolosità di questo attacco aumenta notevolmente se l'agente AI è integrato direttamente con il gestionale o il CRM aziendale. Un buon modo per ridurre questi rischi è usare sistemi di controllo indipendenti che controllino continuamente dati entranti e uscenti in tempo reale, così da bloccare immediatamente richieste fuori dal comune.


Prompt Injection in azione
L'intelligenza artificiale va protetta dai manipolatori: ecco come un attacco di Prompt Injection cerca di forzare i tuoi database. Fonte: netwrix.com
Deepfake e cultura digitale: la difesa del brand

Non basta bloccare i deepfake con strumenti automatici; serve qualcosa di più concreto, fatto di domande e confronti tra membri del team. La protezione del brand dovrebbe andare oltre la semplice adozione di sistemi tecnici; infatti, c’è bisogno di trasformare ogni dipendente in un sistema di verifica attivo, in grado di mettere in discussione richieste insolite, anche quando sembrano provenire dall’alto, tramite audio o video apparentemente autentici. Nel lavoro quotidiano, ciò significa abbandonare la fiducia immediata a favore di regole precise; ogni azione sensibile deve essere confermata attraverso un canale di comunicazione separato, indipendentemente dall'urgenza della richiesta.

Per sopravvivere in questo panorama, esistono strumenti di rilevazione dei deepfake creati da analisti come Gartner, che analizzano quei piccoli errori nel movimento degli occhi o nella voce nei file per verificarne l'origine.


Sicurezza e best practices nell’integrazione dell’IA

Consigliamo linee guida solide per un uso consapevole dell'IA nella tua azienda, ma il consiglio migliore è sempre il buon senso e la verifica delle fonti da più parti. Naturalmente, rimane la necessità di una formazione aziendale continua, l’uso di software dedicati e l’applicazione di procedure di verifica ben definite. L'innovazione tecnologica è un vantaggio competitivo solo se accompagnata dalla comprensione dei propri limiti e dei rischi inerenti al settore.

Prompt Injection in azione
Realtà come Gartner erogano strumenti di qualità per rendere l’utilizzo dell’AI più sicuro per la tua azienda: innovare in sicurezza significa innanzitutto formarsi, gestendo l’intelligenza artificiale in modo responsabile.