Nel mondo della programmazione sta emergendo un termine che, fino a poco tempo fa, avrebbe fatto sorridere i “puristi” del codice: il "Vibe Coding". Nonostante il nome possa sembrare poco tecnico, in realtà descrive la trasformazione più concreta e impattante che lo sviluppo software abbia vissuto negli ultimi vent'anni.
Nel 2026, infatti, programmare non significa più solo digitare stringhe di codice in un terminale nero: significa saper trasmettere una visione, un'intuizione, un "vibe" appunto, a un'Intelligenza Artificiale che agisce come il nostro traduttore tecnico più veloce; e a tal proposito, in Samnite abbiamo integrato questo approccio anche nel nostro servizio di Sviluppo Web & App.
Il fulcro della produzione informatica si sta spostando velocemente verso un’ottimizzazione dei processi: l’efficienza nella produzione non dipende più dalla conoscenza di ogni specifica tecnica o documentazione. Piuttosto, oggi la rapidità di esecuzione deriva dalla capacità di utilizzare correttamente i sistemi di automazione, riducendo il tempo tra l’idea di business e il rilascio del prodotto finito.
Dal "come" al "cosa": l'era dell'astrazione totale
Per decenni, il programmatore è stato un traduttore: prendeva un'idea di business e la traduceva nel linguaggio ostico delle macchine. Se dimenticava una parentesi o sbagliava un'indentazione, tutto si fermava: era un lavoro di precisione che spesso consumava l'80% del tempo nella risoluzione di piccoli errori sintattici, lasciando solo il 20% alla creatività e alla strategia.
Oggi, con il Vibe Coding, l'AI gestisce la sintassi (il "come"), permettendo allo sviluppatore di concentrarsi sull'architettura e sull'esperienza utente (il "cosa"). Attraverso strumenti di nuova generazione come Cursor, Windsurf o Bolt, possiamo oggi descrivere una funzionalità complessa in linguaggio naturale e vederla prendere forma istantaneamente.
Questo non solo abbatte i tempi di sviluppo, ma permette una sperimentazione senza precedenti. Se un'idea non funziona, cambiarne il "vibe" richiede pochi minuti, non settimane di refactoring manuale. Per un'azienda, questo significa che il "Time-to-Market" — cioè il tempo che intercorre tra l'ideazione di una funzione e la sua pubblicazione — si riduce drasticamente, trasformando il software in un organismo vivo che evolve alla stessa velocità del mercato.





















